Sono appena tornato al mio paesino medievale, dopo quasi due mesi di permanenza nella capitale. Scelgo sempre il treno come mezzo di trasporto, non solo per motivi economici e di tempo, ma anche perchè tutto sommato è bello convincersi che sia una scelta ecologica.
Siccome i miei ritorni sono molti dilazionati, posso permettermi un’ alta velocità, che con cartaviaggio ti porta a Napoli in 75 minuti, per la modica cifra di 26 euro (ma a Gennaio come sapete non sarà più così). Stavolta non ho trovato riduzioni di nessun tipo, e sono dovuto tornare in quel limbo per plebei che a tutti gli effetti è diventato l’ Intercity.
In sintesi: il treno annunciato per le 11.28 da Roma (da cui nasceva la corsa), parte con un’ora e mezza di ritardo, e ovviamente tutto ciò viene annunciato a spezzoni di 20 minuti alla volta. Io avevo il mio bel codice pnr, da sfoggiare al capotreno che mi avrebbe rilasciato una snella e sobria ricevuta. Ebbene, il treno si fa finalmente vedere, saliamo e dopo altri 20 minuti si parte.
Primo fatto strano: nessuna voce gracchiante ci dà il benvenuto a bordo, nè vengono elencate fermate o che altro. Il capotreno, che solitamente si occupa di questo genere di sbrodolate, tace e non dice neanche in quale carrozza sarà possibile trovarlo.
Secondo fatto strano: nessuno passa a controllare i titoli di viaggio. I posti erano tutti pieni, questa negligenza non è affatto normale in circostanze simili.
Terzo fatto (non) strano: a bordo mi preoccupo già di compilare il modulo per il reclamo. Dopo devo prendere un treno per Pompei, e conoscendo le pessime abitudini della compagnia (annunciare i regionali a 2 minuti dalla partenza, e a 20 binari di distanza da quello previsto..!) , penso che è meglio portarmi un pò avanti col lavoro.
Sceso a Napoli mi reco al customer care (…), dove chiedo di imbucare la mia garbata protesta. I simpatici vecchietti alla scrivania guardano me, poi la busta, e dopo aver dato un rapido sguardo al contenuto ( non mio, della busta), mi dicono che probabilmente la mia richiesta verrà respinta. Motivo: non ho allegato alcun biglietto al modulo, e i miei dati anagrafici con il codice pnr non bastano.
Senza raccontarvi la mia scenetta isterica e populista, il fatto è questo: per reclamare occorre il biglietto. Ma se comprate online, il biglietto non lo avete. Allora dovete stamparvelo in stazione presso apposite macchinette, oppure a bordo. In caso contrario, avete comprato online ma avete un diritto in meno rispetto a chi ha: prodotto inutile e dannoso materiale cartaceo, affollato la biglietteria, reso meno snella tutta la filiera di vendita.
Ora si spiega anche perchè il capotreno non si è fatto vedere per tutto il tragitto, o credete che questa gente sia davvero negligente come sembra?
A che cazzo può servirvi mai quest’articoletto? Dunque, per chi avesse voglia o dovesse ancora viaggiare:
1 – fatevi una benedetta cartaviaggio (per gli under 26): preserverà i nuovi iscritti dagli aumenti di Gennaio – per noi vecchi utenti non c’è rimedio.. torneremo semplicemente alle tariffe pre-carta, e sentiremo ancora quella fitta di cui Marcelus Wallace parlava a Butch Coolidge tanti anni fa.
2 – comprate biglietti online, e cercare di evitare sempre di avere a che fare con sportelli e biglietterie. Il più delle volte vi rinfacceranno regole per loro esplicite e palesi, ma di cui voi non avete mai avuto sentore prima di quel momento. In più è totalmente immorale dedicare tanto tempo della propria esistenza nel cercare di relazionarsi con Trenitalia.
3 - spulciate i contratti e le informative che trovate online: modalità di acquisto diverse comportano spesso diverse modalità di fruizione (e reclamo, sigh) del servizio.
4 – se comprate online e non viene effettuato alcuna verifica dei biglietti, andate a prendere il capotreno o i controllori per il cravattino, e obbligateli a stamparvi la ricevuta. So che è stupido produrre carta, quando il sito sta lì anche per risparmiare, ma sono loro i primi a non credere a questa cosa.
5 – evitate di montare in collera con il personale dei treni. Il giorno cui daremo fuoco alla compagnia sarò io a far scattare la prima scintilla, ma queste persone semplicemente ci impongono regole esposte in maniera spesso oscura, volutamente ingarbugliata, da altre persone. L’unico modo per venirne a capo è scovare tutte le assurdità con cui infarciscono i loro servizi, rispettarle e poi reclamare ogni singolo centesimo.
Spero di non essere sembrato vagamente populista o retorico: il rapporto con le ferrovie è quello che si ha spesso con tutte le società che provano a venderci qualcosa, è l’eterna lotta tra il consumatore e il venditore. Al di là del giudicare se questa prospettiva sia consona o meno ad una compagnia come trenitalia, iniziamo un attimo a fare i furbi, nel senso sano e non “italiota” del termine.



