Ad aprile di quest’anno, l’encefalogramma piatto della serialità italiana ha mostrato una scossa insperata per tempismo ed intensità. Dopo aver provato per un pò di tempo a scimmiottare gli americani (con i patetici tentativi in salsa House/Grey’s Anatomy), Boris è finalmente una fiction degna di questo nome.
Il genere comedy è abbastanza inedito per la produzione nostrana (io ricordo il tremendo Via Zanardi 33, che pure scimmiottava Friends), e dovendo far ridere senza essere frivoli, si sceglie come bersaglio la prima cosa su cui tutti noi dovremmo essere pronti ad ironizzare. La fiction italiana ricomincia prendendo in giro sè stessa, i propri luoghi comuni e le pratiche più nocive consolidate in anni di incuria verso il prodotto.
Boris racconta la produzione di una serie tv dal titolo “Gli occhi del cuore 2″, mettendo in scena i piccoli orrori quotidiani che animano un set di questo genere. Attori e troupe sono impegnati dunque nel”portare a casa” la scena, a qualunque costo. Non si contano i siparietti esilaranti, come il confronto con la produzione americana (ep. 4), gli attori incapaci (invettiva sparsa ovunque lungo la serie), i dati d’ascolto (ep. 13) ecc.
Ne approfitto per smentire la critica in video di Aldo Grasso,che all’epoca metteva in dubbio la parodia di prodotti già di per sè mediocri, e l’assenza di critiche verso gli sceneggiatori. Non so a che punto della serie il famoso critico avesse proferito verbo, ma guardando la serie noterete che:
- Boris è una parodia del sistema produttivo italiano, più che del singolo prodotto in sè – quest’ultimo è solo una deriva inevitabile del primo;
- gli sceneggiatori vengono presi per il culo in diversi episodi, con siparietti che ne mostrano la “dedizione” e l’amore per il progetto.
Il consiglio è di recuperare tutti e 14 gli episodi, visto anche il “gossip” che vorrebbe in pre-produzione la seconda serie. Ecco alcuni spezzoni:
Sigla
Un paio di scene



