Mi riprometto sempre di allegare, in coda ai post, la musica che ascolto mentre scrivo. La mia scusa è che avendo inserito un widget di last.fm, posso sempre rendere visibile i miei ascolti a prescindere dal post, anche se io stesso ho smesso di crederci da quando ho scoperto una incompatibilità del tutto con winamp.
Dedico quindi un post leggero leggero a questo compositore giapponese, Joe Hisaishi, autore di numerose colonne sonore per il cinema. In particolare vengono ricordate le sue collaborazioni con Takeshi Kitano ed il maestro Hayao Miyazaki.
Le prime sono disponibili in una splendida raccolta, “Meets Kitano Films” (2003), che comprende il meraviglioso tema de “l’estate di Kikujiro”, le partiture più sofferenti di “Brother”, passando per le sinfonie sintetiche anni ‘80 di “Sonatine” (citazione musicale voluta, essendo il film del ‘93). Capolavoro totale poi l’omonima traccia da “Hana-bi,” che per chi ha visto il film è davvero un colpo al cuore.
La raccolta è stata pubblicata nel 2003, e non capisco come mai siano rimaste fuori le magnifiche composizioni di “Dolls” (2002), affresco del Giappone in tre movimenti convergenti.
Dei lavori con il maestro dell’animazione nipponica, vale la pena recuperare sicuramente le colonne sonore di “Nausicaa” e di “Howl’s moving castle”. La scelta può sembrare censoria, trattandosi rispettivamente di uno dei primi e dell’ultimo lavoro di Hisaishi per Miyazaki, ma le considero semplicemente le più riuscite, al di là del valore che possono aggiungere al film. Nondimeno potete recuperare le musiche di “Mononoke Hime”, o di “Spirited away”.. andate comunque a colpo sicuro.
Una cosa da sapere riguardo a queste colonne sonore, è che si trovano spesso in due formati: soundtrack vera e propria e image album. Quest’ultimo consiste in una serie di musiche, che l’autore compone per accompagnare la lettura del manga, da cui spesso sono tratti i lungometraggi – o anche come suggestione da allegare ai vari artwork che vengono pubblicati.
Il consiglio è di andare comunque sulle colonne sonore, che spesso aprono anche squarci interessanti su opere che avevamo un pò trascurato – io ad esempio sto per rivedermi quella perla di “Hana-bi”.
Da un bel pò non vivo più in provincia di Napoli, e confesso di essermi abbastanza disaffezionato a tutti quegli elementi di folklore, che la rendono più adatta ad un teatro che non ad essere abitata per davvero.


