oziorama…

13 Gennaio ,2008

Pixelgirl.. risorse grafiche per il desktop

Archiviato in: Link, Web e dintorni — murcof @ 2:12 pm
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PixelgirlNon può mancare il frivolo nella mia agenda domenicale. Grazie a una segnalazione di Trackback, riporto questa splendida risorsa di sfondi ed icone per il desktop, realizzati per lo più da professionisti. 

 

 

Come si legge sul sito, per utilizzi diversi da quello di wallpaper, va richiesta una autorizzazione scritta a questi ultimi, che ne detengono il copyright.  Fatta questa necessaria premessa, l’offerta è davvero molto ricca, soprattutto per gli utenti Mac.

Gli sfondi sono presenti in numerose varietà di stili e tonalità, e hanno quindi il pregio di adattarsi ad ogni stato di umore - che è ciò che in fondo chiediamo al nostro desktop. 

Siccome Pixelgirl si prende cura della grafica fino in fondo, presenta anche alcuni utili tutorial (soprattutto per gli utenti del “blindato” Windows). Si va da come cambiare le icone in Xp, fino ad interagire con gli sfondi per personalizzarli (per utenti un pò più esperti). 

Come si può immaginare, l’aggiornamento per contenuti così curati non è proprio frequentissimo, ciò non di meno, la prima volta vi sentirere meglio che in una casetta di marzapane. 

Modelli di revenue nell’industria dei media online

Dal suo blog, Chris Anderson segnala in maniera molto pragmatica alcuni modelli di revenue tipici del settore online.

 

Partendo dall’assunto che la maggior parte degli introiti gira intorno alla pubblicità, e che tutto ha a che fare col trattenere l’attenzione degli utenti intorno a contenuti di tipo free, ecco alcuni modi di guadagnarci qualcosa: 

  • CPM ads (“costo per mille contatti”)
  • CPC ads (“costo per click”)
  • Sale of information (ossia vendere statistiche sugli utenti a terze parti)
  • Permettere agli utente di generare valore gratuitamente, monetizzando poi i contenuti così creati (si cita l’esempio di Digg).

Ne vengono elencati molti altri, con aggiunte anche da parte di Michael Cader. Anderson invita chiunque abbia in mente altri modelli a suggerirli sul blog, visto che come riporta anche un commento di un lettore, la casistica è varia e dipende dai casi:

 

“My main business is a site that sells classified advertisements. I can make money from any of 4 sources [...] The people paying to see the advertisements (in my niche market, this is possible, although in most advertising markets it isn’t)

 

Tra le altre cose, nel mercato dei media (e dell’editoria in particolare), nel passaggio dal mercato fisico a quello online spesso si mette in dubbio la convenienza di quest’ultimo. Citando alcuni numeri forniti da David Byrne, Anderson fa i conti in tasca all’operazione simil-Radiohead di Reznor, dimostrando che c’è poco da disperarsi rispetto ai ricavi dalla vendita di supporti fisici.

 

Tassa sulla musica.. l’industria non si dà pace

Archiviato in: Link, Musica, Web e dintorni — murcof @ 1:18 pm
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Sembrava che le major si fossero rassegnate all’idea che la musica, una volta acquistata, dovesse essere libera da DRM e veicolabile a piacere dell’utente. In effetti l’hanno capita, visto anche che i retailer online esibivano cifre a favore dei contenuti DRM-free poco equivocabili. 

 

L’ultimo tentativo, rilanciato anche da Trent Reznor (leader dei Nine Inch Nails), sarebbe una tassa mensile da caricare in pratica sulla bolletta dell’ Isp. Reznor viene da una delusione, in quanto ha provato a distribuire il proprio disco alla maniera dei Radiohead, scoprendo però che solo il 18% degli utenti che hann scaricato il disco, hanno scelto di pagare i 5 dollari chiesti come “offerta”. 

Evidentemente la pensione è un fantasma duro da scacciare, se è vero che addirittura uno come Peter Jenner, manager dei primi Pink Floyd e dei Clash, ha chiesto una tassa mensile da applicare all’interno dell’ Unione Europea. E’ schifosamente evidente che una cosa del genere fa molto comodo a chi non è interessato a produrre valore attuale, quanto a lucrare su posizioni acquisite in passato. 

Come sottolinea l’ottimo articolo di Techcrunch, un tale sistema di revenues farebbe evaporare ogni incentivo all’innovazione, e le case discografiche finirebbero con il puntare al massimo volume di traffico, disinteressandosi delle nicchie. Mi ricorda qualcosa.. ah già, la situazione attuale! – con buona pace di Anderson e della sua lunga coda

Inoltre una cosa del genere esiste già, almeno in Italia, e ci siamo accorti un pò tutti di quanto siano dozzinali questi meccanismi di compensazione medievali: si tratta delle fees che versiamo alla Siae quando acquistiamo supporti vergini per la registrazione. Acquistiamo un cd, dvd o che altro, e al di là dell’effettivo utilizzo che ne faremo, stiamo già ingrassando (alla cieca, direi), la società di autori ed editori.

Non per altro tale tassa è stata ritenuta incostituzionale dai maggiori produttori di supporti (i quali ovviamente hanno anche i loro interessi, ma gli orrori giuridici sono alquanto evidenti). 

Nel nostro caso, non ci resta che sperare che il legislatore continui a dormire.

 

 

 

 

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