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13 Gennaio ,2008

Tassa sulla musica.. l’industria non si dà pace

Archiviato in: Link, Musica, Web e dintorni — murcof @ 1:18 pm
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Sembrava che le major si fossero rassegnate all’idea che la musica, una volta acquistata, dovesse essere libera da DRM e veicolabile a piacere dell’utente. In effetti l’hanno capita, visto anche che i retailer online esibivano cifre a favore dei contenuti DRM-free poco equivocabili. 

 

L’ultimo tentativo, rilanciato anche da Trent Reznor (leader dei Nine Inch Nails), sarebbe una tassa mensile da caricare in pratica sulla bolletta dell’ Isp. Reznor viene da una delusione, in quanto ha provato a distribuire il proprio disco alla maniera dei Radiohead, scoprendo però che solo il 18% degli utenti che hann scaricato il disco, hanno scelto di pagare i 5 dollari chiesti come “offerta”. 

Evidentemente la pensione è un fantasma duro da scacciare, se è vero che addirittura uno come Peter Jenner, manager dei primi Pink Floyd e dei Clash, ha chiesto una tassa mensile da applicare all’interno dell’ Unione Europea. E’ schifosamente evidente che una cosa del genere fa molto comodo a chi non è interessato a produrre valore attuale, quanto a lucrare su posizioni acquisite in passato. 

Come sottolinea l’ottimo articolo di Techcrunch, un tale sistema di revenues farebbe evaporare ogni incentivo all’innovazione, e le case discografiche finirebbero con il puntare al massimo volume di traffico, disinteressandosi delle nicchie. Mi ricorda qualcosa.. ah già, la situazione attuale! – con buona pace di Anderson e della sua lunga coda

Inoltre una cosa del genere esiste già, almeno in Italia, e ci siamo accorti un pò tutti di quanto siano dozzinali questi meccanismi di compensazione medievali: si tratta delle fees che versiamo alla Siae quando acquistiamo supporti vergini per la registrazione. Acquistiamo un cd, dvd o che altro, e al di là dell’effettivo utilizzo che ne faremo, stiamo già ingrassando (alla cieca, direi), la società di autori ed editori.

Non per altro tale tassa è stata ritenuta incostituzionale dai maggiori produttori di supporti (i quali ovviamente hanno anche i loro interessi, ma gli orrori giuridici sono alquanto evidenti). 

Nel nostro caso, non ci resta che sperare che il legislatore continui a dormire.

 

 

 

 

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