La congestione delle reti a banda larga è decisamente il lato oscuro della “digitalizzazione” del territorio. Al momento appare un’utopia garantire a tutti lo stesso servizio contemporaneamente, dal momento che se tutti volessero spremere la propria connessione, probabilmente ci ritroveremmo con qualcosa di simile ad una connessione analogica.
L’ Isp americano Time Warner Cable ha calcolato che il 5% dei suoi utenti satura circa metà della banda disponibile. Sono i downloader duri e puri, come molti di noi insomma, che spesso tengono in ostaggio anche il traffico riservato ai consumatori meno esigenti.
Per far fronte a questo inconveniente, la compagnia ha deciso di avviare in fase sperimentale un nuovo modello “pay per use”, in cui si pagherà un costo per byte scaricati. Per non correre il rischio di scontentare i suoi 7 milioni di utenti, la cosa sarà circoscritta ad una cittadina del Texas, e solo ai nuovi abbonati, per poi essere eventualmente estesa a tutti gli altri.
Personalmente questa cosa sarebbe una tragedia di dimensioni incalcolabili, economiche e sociali. Si tratterebbe infatti di una evoluzione del digital divide, dal momento che allo stato attuale la discriminazione sembra fatta per fasce di territorio coperte o meno dalla banda larga, mentre un meccanismo simile tornerebbe a colpire (in maniera abbastanza feudale) le fasce economicamente più deboli.
Se devo essere onesto, credo che la cosa sia destinata a morire, se non altro perchè ne risentirebbero mortalmente anche tutte le forme di editoria digitale che stanno trovando a fatica un loro modello di business (musica in primis, ma anche cinema e web tv). La stessa Time Warner del resto potrebbe trovarsi da un lato a salassare i propri utenti, dall’altro a fornire contenuti che questi ultimi non possono acquistare (aggiungendo per esempio al costo di un film, anche quello dei byte di cui è composto).
Altre considerazioni più marketing-oriented poi mi suggeriscono che la mossa è alquanto insana, dal momento che i consumatori di prodotti editoriali digitali sono per lo più giovani, generalmente caratterizzati da un potere d’acquisto contenuto (soprattutto se il costo del “prodotto” è doppiato da quello dei byte).
Chissà che la Time Warner non abbia pensato a tutto questo, e prepari nuovi modelli di business anche per i propri contenuti - tipo “free” salvo appunto il costo della connessione. Staremo a vedere.



