Ogni volta che gli artisti pensano a come saltare il fosso delle major (audio e video), uno dei primi grandi problemi che emergono, è come diffondere il proprio prodotto con la stessa efficacia di un grande editore.
Si è detto tante volte di come la rete sia un mezzo molto potente in questo senso, eppure la presunta democraticità del web viene spesso messa in crisi proprio da questo “effetto marmellata”.
OurStage sembra riuscito a razionalizzare l’offerta di contenuti indipendenti, dividendo questi ultimi per generi e ponendoli poi al centro di concorsi mensili basati sul gradimento dell’utente. Come recita un promo di presentazione, i vantaggi per gli artisti possono consistere tanto in somme di denaro, quanto in esposizione mediatica o contatti con i partner.
Recente poi è la notizia secondo la quale OurStage starebbe “girando” alcuni contenuti a degli appositi canali di Joost. Quest’ultima riuscirebbe così a divincolarsi un attimo dai broadcaster tradizionali, che ad oggi sono i maggiori fornitori di contenuti della piattaforma.
Il caso di Ourstage, pur non avendo l’appeal di altre forme di tv via web, mi pare interessante perchè mostra come i contenuti online stiano cercando una loro nuova ritualità. Era del resto chiaro a tutti che la prima vittima eccellente del web sarebbe stato il palinsesto, per cui non era molto chiaro quali sarebbero stati i nuovi scenari d’uso dei nuovi contenuti.
Non so se questa dimensione “agonistica” possa avere un futuro, ma sicuramente spinge autori e utenti ad una partecipazione che non sia mera condivisione/fruizione. Certamente il rischio è di premiare i cosiddetti “hub” – che magari hanno più amici dai quali farsi votare – che non il prodotto necessariamente migliore.
Terrei comunque a mente questo modello, se non altro come ottima integrazione con i modelli esistenti di tv sul web.



