oziorama…

27 Febbraio ,2008

[Gattopardo Mode ON]

Archiviato in: Senza Categoria — murcof @ 11:39 pm

«Così, purtroppo, tutte le grandi idee dei grandi uomini, tutti i vasti progetti, a base di milioni, tutte le imprese colossali, che vogliono il risanamento igienico e morale di Napoli, bisogna dirlo, hanno fatto fiasco. E non vi è rimedio dunque? Non vi è altro da fare? Nulla, proprio di fronte a tante tristezze, a tanti disastri, a tanti pericoli sociali? Chi sa! Vedremo!».

 

Matilde Serao, 1884

Non resisto.. perdonatemi

Archiviato in: Varie — murcof @ 6:32 pm

Aggiornamento (conclusivo) sulla vicenda Sorrisi vs. Einsturzende. Una lettrice dopo avergli spiegato cosa abbia realizzato il gruppo tedesco negli ultimi 25 anni (con la brevità richiesta dalle facoltà mentali del macaco-direttore), invita UB al prossimo concerto di Milano.. la risposta è:


Cara Daniela,
io ci verrei anche, ma se qualcuno mi riconosce finisce che mi pesta con qualche “strumento creato ex novo” allo scopo di “decostruirmi”. E non ne verrebbe fuori una gran bella musica…
Umberto Brindani

 

Ecco cosa mi piace di questo sordido impostore.. ci fa desistere dall’ inutile, senza perderci in sterili lotte contro i mulini a vento. Tutto sommato non è poco.

Pausa studio – Human League

Archiviato in: Musica, Video — murcof @ 5:39 pm
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Continua la febbre synth-pop, continua la riscoperta di quella frotta di capolavori dimenticati. La cosa strana è che alcuni dei “derivati del genere” sono ancora in circolazione, raccogliendo tributi senza sosta. Penso ai Depeche Mode, che non so quanto sarebbero andati lontano senza le profezie sonore degli Human League.

 

La band nasce a Sheffield nel 1977, dall’unione di Martyn Ware e Ian Craig Marsh, due programmatori appassionati di musica elettronica d’avanguardia. Solo in seguito si aggiungerà la voce di Phil Oakey e le scenografie di Philip Adrian Wright.

 

 

Dei dischi registrati in studio, andrebbero assolutamente ascoltati “Reproduction” (1978), “Travelogue” (1980) e “Dare” (1981). Il primo è quello decisamente più sperimentale, caratterizzato da un beat marcato e da melodie poco in evidenza (Almost Medieval, Empire State Human); spirali di sintetizzatori che sembrano aggrapparsi quasi ai Tangerine Dream (The Word Before Last); marce apocalittiche che non lasciano presagire nulla di buono sul rapporto uomo-tecnologia (Circus of Death).

 

Mentre i Kraftwerk l’anno precedente (1977) sembravano ancora ottimisti, mettendo in scena la danza cibernetica e liberatoria di nuove forme ibride ( “we go into a club, and there we start to dance / we are the showroom dummies…”), gli Human League sembrano alimentare quella corrente fortemente cinica nella quale confluiranno anche le liriche dei Buggles.

 

A parte questioni di sensibilità artistica, a volte penso che l’esordio dei Suicide (ancora 1977) abbia aperto come una sorta di vaso di Pandora, liberando quei malumori e quelle frustrazioni tipiche delle civiltà post-industriali, riversatesi poi nei rivoli delle correnti successive.

 

 

 

Circus of Death

 

 

Empire State Human (non sono sicuro sia ufficiale)

 

 

Ps: spero il nuovo template non vi renda ancora meno vispi del solito!! Per qualche giorno i vecchi post potrebbero risentire della nuova formattazione.. appena ho tempo mi ci metto e li sistemo.

24 Febbraio ,2008

Lo studio che non ti aspetti

Archiviato in: Video — murcof @ 10:31 pm
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A volte affronti un esame e ti rompi le palle, altre riesci invece a studiare cose interessanti, che in qualche modo ti fanno sconfinare in ambiti che non conoscevi. In rarissimi casi, ciò che pure avevi ritenuto interessante, gira un pò in tondo, come per farti smarrire, e ti riporta improvvisamente alle cose che ami.

 

I media moderni lasciano la voce in un curioso limbo tra il corpo e la macchina, il testo e la performance, l’animale e l’angelo, l’evento singolare e la ripetizione senza fine. Quando Thom Yorke dei Radiohead canta, per fare un esempio, non è chiaro se egli debba essere ascoltato come un uomo, un angelo, una macchina, un demone o un animale o, diversamente, come tutti questi.”

[John Durham Peters, ne "Il videofonino", di L. Petullà e D. Borrelli]

 

 

Il resto del capitolo è un excursus sullo studio della voce come oggetto di interesse scientifico, artistico, comunicativo e come metafora del potere. Il resto del libro è abbastanza marketing-oriented, ma la parte di Peters è tutta su questi toni. Se vi capita datele uno sguardo, perchè illumina in profondità questo strumento a volta sottovalutato che è la voce umana.

Nuovo template per il blog

Archiviato in: Varie — murcof @ 1:34 pm
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Vi ho scelto una cosa poco impegnativa per questa domenica, nel senso, ancora meno del solito.

Poco tempo fa avevo annunciato la volontà di cambiare l’immagine di testa del blog. Alla fine ho resistito più a lungo del previsto, ergo ho deciso di rinnovare un pò e sostituire l’intero template.

Siccome poi all’epoca siete accorsi davvero numerosi a dare suggerimenti e consigli (O_o), ho deciso di premiarvi facilitandovi il compito in questa mia scelta. Di seguito trovate infatti degli screenshot di alcune delle ipotesi che sto vagliando.

In sostanza vorrei qualcosa di più sobrio e leggibile, e che conservi però a fianco la stessa struttura del tema attuale. Tutto quello che dovete fare è lasciare un commento, indicando il numero associato al template che preferite.

Cliccateci sopra per visualizzarli ingranditi.

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6
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Per ora sono indeciso tra il 4 ed il 6. Fatemi sapere, così iniziamo la settimana con qualcosa di nuovo.. quel nuovo che va di moda, fatto di lifting e maquillage. Quello del Pd insomma.

23 Febbraio ,2008

Einsturzende Neubauten vs. Bob Dylan

Archiviato in: Link, Varie — murcof @ 5:30 pm
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ub_freddyApprendo da Federico, netfriend di un forum che frequento (Kalporz, come da blogroll), di un botta e risposta presente nell’ultimo numero di Tv Sorrisi & Canzoni, tra il direttore ed un lettore.

Riporto sotto il loro scambio epistolare (disponibile anche a questo link):

 

LETTORE:
Gentile direttore,
ho letto sul sito di Sorrisi le polemiche nate dal suo editoriale del numero 7 (“Einsturzende Neubauten? Io sto con Dylan”). Lei scrive: “Non conosco e probabilmente non conoscerò mai gli Einsturzende Neubauten (…) che, per quanto grandi, non valgono Bob Dylan”. Al di là del valore della band che, peraltro, considero senza pari, mi chiedo: come può un buon giornalista parlare di ciò che non conosce (e “probabilmente” non conoscerà mai) facendo anche valutazioni e confronti?

 

RISPOSTA:
Caro Francesco,
alla fine, a furor di popolo, ho dovuto cedere: li ho ascoltati. Ho fatto di pià: sono andato su Youtube e ho visto i video (consiglio, in particolare, gli inquietanti “Halber Mensch” e “Sabrina”, quest’ultimo solo alle persone non impressionabili). Beh, niente da dire, capisco la foga con cui i fan li difendono contro le vili aggressioni degli zoticoni come me. Non farò ironia o battute di spirito perché voglio chiudere la querelle. Prima, citando una vecchia boutade di Giuliano Ferrara, potevo solo dire “Non li ho visti e non mi piacciono”. Ora almeno mi sono tolto uno sfizio: li ho visti. E non mi piacciono.

 

Quello su cui vorrei soffermarmi non è tanto l’ottusità intellettuale del direttore, per carità, nessuno è tenuto a conoscere tutto e ognuno ha il diritto di scegliere cosa ignorare – si riduce sempre alla nostra sensibilità.

Dà però profondamente fastidio che un settimanale a chiara vocazione generalista possa trarre delle conclusioni così banali su una realtà musicale così complessa. Riporto giusto due righe, sempre del caro Federico, sugli EN:

 

“Prima di tutto parliamo di una band che ha pubblicato un corpus di opere impressionante, di gente che è in giro dal 1980. Seconda cosa, parliamo di una band che propone tutto tranne che musica convenzionale. Gli Einstürzende producono musica industriale, elaborando in chiave rock le intuizioni che furono di compositori d’avanguardia come Luigi Nono o György Ligeti.”

 

Ora, non vorrei sembrare ipocrita, soprattutto agli altri kalporziani.. da anni trovo enormi difficoltà ad approcciarmi a questo genere (industrial), che dopo numerosi ascolti trovo ancora troppo lontano dalla mia sensibilità musicale. D’altra parte però non posso assistere allo spettacolo di un direttore che prima afferma di aver giudicato senza conoscere, per poi ribadire quasi la sua superiorità: “Non farò ironia o battute di spirito perché voglio chiudere la querelle” – dicendo insomma che di ironia da fare ce ne sarebbe eccome.

 

Ecco, trovo questo spettacolo molto triste, perchè al di là del piattume culturale della rivista (che avrà pure il suo diritto a parlare di tutto in maniera superficiale), trovo che questo atteggiamento tronchi ogni possibilità che un lettore anche solo per cuorisità, possa avvicinarsi agli Einsturzende. E il tutto viene fatto nel modo più stupido possibile, ossia mettendo uno contro l’altro due personaggi che non c’entrano un emerito cazzo l’uno con l’altro. Non solo mettere gli artisti “contro” è spesso una cosa sterile, ma quando poi appartengono a mondi così distanti diventa quasi meschino.

 

Tra qualche minuto spedirò una lettera al direttore del settimanale.. probabilmente verrà ignorata, ma è quanto mi sento di fare da appassionato di Musica (altri kalporziani lo hanno già fatto dopo la segnalazione di Fede).

 

Vorrei precisare che questa cosa spetta a noi. Credo infatti che Blixa Bargeld (figura chiave dell’ensemble berlinese) si farebbe grasse risate su questa cosa, perchè non è certo da gente come Umberto Brindani che trovi il riconoscimento dei tuoi meriti artistici. Eppure noi in questi casi dovremmo farci sentire, almeno per dire di come questo ci sembri un modo decisamente sbagliato di affrontare questioni così complesse. Non tutto può avere dimensioni da rubrica della posta.

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