In questi giorni di studio disordinato, mi sono un pò dato ad ascolti che avevo ingiustamente trascurato. Ne ho approfittato per riscoprire alcune perle synth-pop, forse il genere più martoriato dagli stereotipi abbietti e ridicoli che hanno afflitto la musica degli anni ‘80. Penso che per la maggior parte delle persone, certi gruppi saranno sempre quelli di “Enola gay” o di “Video killed the radio stars”, senza immaginare che i relativi dischi sono tuttora tra i momenti più alti di quel decennio.
I Buggles hanno avuto forse la sfortuna di scrivere uno degli inni più famosi di tutto il genere, per cui un album visionario come “The Age of Plastic” probabilmente è sconosciuto al 99% delle persone che canticchiano il ritornello scanzonato di “Video killed the radio stars”. Eppure, già all’alba degli anni ‘80 esibisce una profonda vena nostalgica, e versa lacrime pop sulle profezie da società dello spettacolo di Warhol e Debord. I coretti sparsi qua e là sono forse il maggiore understatement che il pubblico abbia fatto delle intenzioni di un artista. Pazienza.
Oh let it be said
how the media builds stars
and our minds will not change
only our cars
[Kyd Dinamo]
Ps. (spot): dobbiamo approfittare dell’ignoranza altrui. “The age of plastic” è in vendita a soli 5 euro da feltrinelli. Se lo scaricate e vi piace, sapete come contribuire.




[...] studio – Human League Continua la febbre synth-pop, continua la riscoperta di quella frotta di capolavori dimenticati. La cosa strana è che alcuni dei “derivati del [...]
Pingback di Pausa studio - Human League « oziorama… lo snob, il divano e la tartaruga — 27 Febbraio ,2008 @ 5:39 pm |