A volte affronti un esame e ti rompi le palle, altre riesci invece a studiare cose interessanti, che in qualche modo ti fanno sconfinare in ambiti che non conoscevi. In rarissimi casi, ciò che pure avevi ritenuto interessante, gira un pò in tondo, come per farti smarrire, e ti riporta improvvisamente alle cose che ami.
“I media moderni lasciano la voce in un curioso limbo tra il corpo e la macchina, il testo e la performance, l’animale e l’angelo, l’evento singolare e la ripetizione senza fine. Quando Thom Yorke dei Radiohead canta, per fare un esempio, non è chiaro se egli debba essere ascoltato come un uomo, un angelo, una macchina, un demone o un animale o, diversamente, come tutti questi.”
[John Durham Peters, ne "Il videofonino", di L. Petullà e D. Borrelli]
Il resto del capitolo è un excursus sullo studio della voce come oggetto di interesse scientifico, artistico, comunicativo e come metafora del potere. Il resto del libro è abbastanza marketing-oriented, ma la parte di Peters è tutta su questi toni. Se vi capita datele uno sguardo, perchè illumina in profondità questo strumento a volta sottovalutato che è la voce umana.









