«Così, purtroppo, tutte le grandi idee dei grandi uomini, tutti i vasti progetti, a base di milioni, tutte le imprese colossali, che vogliono il risanamento igienico e morale di Napoli, bisogna dirlo, hanno fatto fiasco. E non vi è rimedio dunque? Non vi è altro da fare? Nulla, proprio di fronte a tante tristezze, a tanti disastri, a tanti pericoli sociali? Chi sa! Vedremo!».
Aggiornamento (conclusivo) sulla vicenda Sorrisi vs. Einsturzende. Una lettrice dopo avergli spiegato cosa abbia realizzato il gruppo tedesco negli ultimi 25 anni (con la brevità richiesta dalle facoltà mentali del macaco-direttore), invita UB al prossimo concerto di Milano.. la risposta è:
Cara Daniela,
io ci verrei anche, ma se qualcuno mi riconosce finisce che mi pesta con qualche “strumento creato ex novo” allo scopo di “decostruirmi”. E non ne verrebbe fuori una gran bella musica… Umberto Brindani
Ecco cosa mi piace di questo sordido impostore.. ci fa desistere dall’ inutile, senza perderci in sterili lotte contro i mulini a vento. Tutto sommato non è poco.
Continua la febbre synth-pop, continua la riscoperta di quella frotta di capolavori dimenticati. La cosa strana è che alcuni dei “derivati del genere” sono ancora in circolazione, raccogliendo tributi senza sosta. Penso ai Depeche Mode, che non so quanto sarebbero andati lontano senza le profezie sonore degli Human League.
La band nasce a Sheffield nel 1977, dall’unione di Martyn Ware e Ian Craig Marsh, due programmatori appassionati di musica elettronica d’avanguardia. Solo in seguito si aggiungerà la voce di Phil Oakey e le scenografie di Philip Adrian Wright.
Dei dischi registrati in studio, andrebbero assolutamente ascoltati “Reproduction” (1978), “Travelogue” (1980) e “Dare” (1981). Il primo è quello decisamente più sperimentale, caratterizzato da un beat marcato e da melodie poco in evidenza (Almost Medieval, Empire State Human); spirali di sintetizzatori che sembrano aggrapparsi quasi ai Tangerine Dream (The Word Before Last); marce apocalittiche che non lasciano presagire nulla di buono sul rapporto uomo-tecnologia (Circus of Death).
Mentre i Kraftwerk l’anno precedente (1977) sembravano ancora ottimisti, mettendo in scena la danza cibernetica e liberatoria di nuove forme ibride ( “we go into a club, and there we start to dance / we are the showroom dummies…”), gli Human League sembrano alimentare quella corrente fortemente cinica nella quale confluiranno anche le liriche dei Buggles.
A parte questioni di sensibilità artistica, a volte penso che l’esordio dei Suicide (ancora 1977) abbia aperto come una sorta di vaso di Pandora, liberando quei malumori e quelle frustrazioni tipiche delle civiltà post-industriali, riversatesi poi nei rivoli delle correnti successive.
Circus of Death
Empire State Human (non sono sicuro sia ufficiale)
Ps: spero il nuovo template non vi renda ancora meno vispi del solito!! Per qualche giorno i vecchi post potrebbero risentire della nuova formattazione.. appena ho tempo mi ci metto e li sistemo.