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10 Marzo ,2008

Arte e tecnologia: Terrain 01

Archiviato in: Varie — murcof @ 7:57 pm
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terrain01_1Il sociologo Derrick de Kerckhove racconta di un esperimento a cui fu sottoposto, ormai quasi venti anni fa, nel quale dei sensori per Eeg tracciavano la sua attività cerebrale durante la visione di alcuni showtelevisivi.

 

Il risultato era impressionante, e sembrava avvalorare quelle tesi al limite del mistico di Marshall McLuhan, secondo il quale la tv sarebbe un medium essenzialmente tattile. Il nostro corpo elabora e risponde alle immagini ben prima che la nostra mente possa rendersene conto, fornendo rapidi e continui feedback a quanto stiamo vedendo.

 

 

Il montaggio e la sequenza delle immagini televisive sarebbe concepito per avvenire in una successione rapida, tale da impedire al nostro cervello di processare in maniera razionale i messaggi. Secondo una scuola di pensiero abbastanza scettica, questo avrebbe lo  scopo di renderci inermi di fronte alla pubblicità.

 

Gabriel Ulrike, negli stessi anni in cui De Kerckhove pubblicava il suo saggio Brainframes (1993), utilizzava un procedimento analogo per regolare l’interazione tra lo spettatore ed un gruppo di robot.

 

Gabriel Ulrike – Terrain 01 (Ger, 93)

 

terrain01_2

Tecnologia: Eeg, fotocellule, sensori (organi percettivi dei robot)

Interazione: l’attività cerebrale del visitatore regola l’intensità di una luce posta sopra un’area circolare. In quest’area sono posizionati dei piccoli robot con delle foto cellule sul dorso: la loro attività è regolata dunque dall’intensità della luce. I robot sono inoltre muniti di sensori che funzionano come organi di senso.

 

Con un procedimento quasi inverso a quello narrato da De Kerckhove in Brainframes, Ulrike fa dell’attività cerebrale il moto regolatore dell’attività di alcune creature artificiali. Queste ultime sono inoltre dotate di propri organi percettivi.

 

 

 

Due visitatori vengono disposti uno di fronte all’altro, e di entrambi viene rilevata l’attività cerebrale: dalla loro interazione dipenderà il tipo di movimento che si svilupperà sul territorio dei robot. Più l’attività (cerebrale) degli utenti sarà calma, sinergica, più il moto sarà ordinato ed organizzato; in presenza invece di una attività convulsa, o comunque poco armonizzata tra i due individui, i robot saranno per lo più apatici e confusi.

 

Anche se qui l’interazione sembra più cosciente e diretta, non c’è dubbio che Terrain 01 sia un enorme passo avanti nel processo di snellimento dell’interfaccia, che anzi qui è portato quasi all’estremo. Gli strumenti di mediazione che permettono alla realtà interna di plasmare quella esterna, qui vengono infatti praticamente sottratti all’attenzione del visitatore/utente, che può concentrarsi sul processo senza dover anche apprendere il funzionamento di quest’ultimo.

 

Non diremo tuttavia dei risvolti etici di questo esperimento: il concetto di regolare l’attività di un dispositivo con tale immediatezza e controllo potrebbe suggerire le solite riflessioni futuristiche, mentre in realtà Ulrike ha solo dimostrato come si possono utilizzare strumenti già esistenti, per azzerare le distanze tra l’uomo ed i propri artefatti.

 

http://www.mediaartnet.org/artist/u.gabriel/biography/

http://www.mediaartnet.org/works/terrain/

Pierluigi Capucci – Arte & Tecnologie, p. 27 (Edizioni Dell’Ortica, 1996)

http://framework.v2.nl/archive/archive/node/actor/.xslt/nodenr-65727 http://framework.v2.nl/archive/archive/node/work/.xslt/nodenr-133256

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