In un pomeriggio soporifero ed assolato, scopro una perla che ha aumentato di un paio di tacche la qualità di questa giornata..
Ferenc Cakò è un animatore ungherese, e al Sicaf (festival di animazione di Seoul) del 2003 offre alla platea una esibizione di sand art, nient’altro (si fa per dire) che animazione con la sabbia. Su uno schermo illuminato, le mani dell’artista disegnano di volta in volta figure di verse, utilizzando pochi tratti dell’una per generare la successiva, in una galleria di soggetti che vogliono rievocare diverse concezioni e momenti del mito della creazione.
Fa uno strano effetto rivedere un pò di clamore per un animatore magiaro, erede di una scuola che nel secondo dopoguerra è stata tra le più fiorenti d’ Europa, se non del mondo. “Chiusa” in una produzione votata al folklore e alla propria tradizione, storia e costumi, l’ Ungheria ha quindi trovato difficoltà ad affermarsi presso un pubblico più ampio di quello nazionale.
Fa piacere che almeno in contesti più istituzionali il peso culturale di questo paese sia tenuto ancora nella dovuta considerazione.



